Bella continuava a dormire beata nel suo letto. Aveva il corpo rigido. Le sfiorai delicatamente la fronte. Mentre continuavo a stringerla tra le mie braccia emise un sospiro e spalancò le palpebre.
<< Ah! >>, esclamò Bella coprendosi gli occhi con i pugni vedendomi.
Dopo alcuni secondi li riaprì lentamente.
<< Ti ho spaventata? >>, dissi ansioso mantenendo un tono di voce basso per non svegliare Charlie.
Vidi gli occhi di bella scrutare ogni particolare del mio viso, soffermandosi sui miei, ancora neri.
Sbatté le palpebre diverse volte.
<< Oh, merda >>, gracchiò come se avesse visto un fantasma.
<< Che c’è che non va, Bella? >>, chiesi io ansioso.
<< Sono morta vero? >>, disse quasi lamentandosi. << Sono annegata. Merda, merda, merda! Charlie ci resterà secco >>.
Ma cosa stava dicendo? Probabilmente il suo sogno doveva essere molto vivido.
<< Non sei morta >>.
<< E allora perché non mi sveglio? >>, chiese lanciandomi un’occhiata.
<< Sei già sveglia, Bella >>, le risposi io.
Lei scosse la testa. << Certo, certo. È ciò che vuoi che io pensi. E poi, quando mi sveglierò, sarà il peggio. Se mi sveglierò, il che non avverrà, perché sono morta. Orribile. Povero Charlie. E Renèe, e Jake… >>, sembrava davvero scossa dalle sue stesse parole.
<< Mi rendo conto che tu possa avermi scambiato per un incubo, ma non riesco a immaginare cosa potresti aver fatto di tanto brutto da finire all’inferno. Ne hai ammazzati molti in mia assenza? >>, le chiesi lanciandole un sorriso fugace ma triste.
<< Certo che no. Se fossi all’inferno, tu non saresti con me >>, disse con una smorfia.
Sospirò e spostò il suo sguardo dal mio viso per pochi secondi. Poi la vidi arrossire.
<< Perciò… è successo davvero? >>.
<< Dipende >>, dissi io trattenendo un sorriso. << Se ti riferisci al fatto che abbiamo rischiato di farci massacrare in Italia, la risposta è sì >>.
<< Strano. Sono stata in Italia davvero. Sai che non ero mai andata più a est di Albuquerque? >>.
Alzai gli occhi al cielo. << Forse è meglio che torni a dormire. Stai delirando >>.
<< Non sono più stanca. Che ore sono? Quanto ho dormito? >>.
<< È l’una di notte passata. Direi che dormi da quattordici ore >>.
Si stiracchiò, doveva essere intorpidita.
<< E Charlie? >>, mi chiese.
Io aggrottai la fronte. << Dorme. Dovo farti presente che in questo momento sto infrangendo le regole. Bé, tecnicamente no, perché mi ha vietato di oltrepassare la porta di casa tua e io sono entrato dalla finestra, ma… bé, ecco, l’intenzione era quella >>, Charlie non aveva tutti i torti a volermi tenere lontano da casa sua e da Bella, ma io non ci sarei più riuscito.
<< Charlie ti ha bandito da qui? >>, chiese arrabbiata.
Mi rattristii. << Cosa ti aspettavi >>.
Il suo sguardo si fece sempre più scuro.
<< Qual è la versione? >>, mi chiese di colpo curiosa.
La versione? Ma di che parlava? << In che senso? >>.
<< Cosa racconto a Charlie? Con quale scusa giustifico un’assenza di… quanto tempo sono stata lontana da casa? >>, disse cercando di far mente locale.
<< Soltanto tre giorni >>, dissi abbassando lo sguardo e sorridendo. << A dire la verità, speravo potessi avere tu una buona idea. A me non è venuto in mente nulla >>.
<< Favoloso >>, borbottò.
<< Bé, magari Alice si inventerà qualcosa >>, aggiunsi cercando di confortarla.
<< Allora. Cos’hai fatto di bello fino a tre giorni fa? >>.
Non volevo dirle niente di inopportuno. << Niente di così eccitante >>.
<< Certo che no >>, disse rattristando.
<< Perché fai quella faccia? >>, le chiesi curioso.
<< Bé… è proprio quello che risponderesti se, in fin dei conti, fossi un sogno. La mia immaginazione dev’essere un po’ a secco >>.
Non credeva ancora di essere sveglia. Dovevo trovare un modo per convincerla.
<< Se te lo dico, ti convincerai che questo non è un incubo? >>, le dissi io sospirando.
<< Un incubo! >>, ribatté sdegnata. << Forse, a patto che tu me lo dica >>.
<< Sono stato… a caccia >>,dissi dopo una breve incertezza.
<< Non sai dire di meglio? Questo non basta affatto a dimostrare che sono sveglia >>.
Come avevo pensato stava fraintendendo le mie parole.
<< Non ero a caccia per nutrirmi… Adire la verità mi stavo allenando a … seguire le tracce. Non sono molto bravo >>.
<< E cosa hai inseguito? >>, mi chiese incuriosita.
Ero nervoso, o ancora meglio,mi sentivo a disagio. << Niente di rilevante >>, le dissi infine.
<< Non capisco >>.
Io rimasi in silenzio. Avevo il viso illuminato dallo strano bagliore verde della sveglia che si trovava sul comodino.
<< Io… ti devo delle scuse. No, certo, ti devo molto, molto di più. Ma devi sapere che non avevo idea. Non mi sono reso conto del disastro che mi ero lasciato alle spalle. Pensavo che qui fossi al sicuro. Non avevo dubbi. E non immaginavo che Victoria >>, dissi quel nome mostrando i denti, << sarebbe tornata. Devo ammettere di aver badato molto di più ai pensieri di James che ai suoi, il giorno del nostro incontro. Non ho intuito che avremmo scatenato una reazione simile. Che fossero così legati. E ora capisco perché: si fidava di lui e il pensiero che avrebbe fallito non l’ha mai sfiorata. L’eccesso di sicurezza le offuscava i pensieri e mi ha impedito di percepire.
Non che ci siano scuse per ciò che ti ho inflitto. Quando ho sentito ciò che hai detto ad Alice – ciò che lei stessa ha visto – e quando mi sono reso conto di averti costretta a mettere la tua vita nelle mani di licantropi immaturi e volubili, la cosa peggiore al mondo, esclusa Victoria… >>. Trasalii e mi mancarono le parole. << Sappi che non avevo idea che sarebbe andata così. Sono amareggiato nel profondo, anche oggi che ti vedo al sicuro tra le mie braccia. Non c’è modo più miserabile di scusarmi per… >>.
<< Smettila >>, disse di colpo fermando il mio discorso. Mi guardò per un minuto come se fosse in cerca delle parole giuste da dirmi.
<< Edward >>, disse con espressione neutra. << Smettila, una volta per tutte. Non puoi ostinarti a vederla così. E non puoi lasciare che sia… il senso di colpa… a condizionarti la vita. Non puoi considerarti responsabile di tutto ciò che mi accade. Non è colpa tua, fa soltanto parte della mia vita attuale. Perciò, se inciampo e finisco sotto un autobus, o qualunque cosa mi capiti, devi renderti conto che non sei obbligato a provare alcun rimorso. Non puoi scappare in Italia perché non sei riuscito a salvarmi. Anche se mi fossi lanciata da quello scoglio per morire, sarebbe stata una scelta mia, non colpa tua. So che è nella tua… natura sentirti responsabile di tutto, ma davvero non puoi permetterti di esagerare in questo modo! È un atteggiamento sconsiderato. Pensa a Esme, a Carlisle e… >>.
Si fermò a riprendere fiato. Notai dal suo sguardo che stava perdendo il controllo.
<< Isabella Marie Swan >>,sussurrai, << credi davvero che io abbia chiesto ai Volturi di uccidermi perché mi sentivo in colpa? >>.
<< Non è così? >>,mi disse nonostante la sua faccia mi dicesse che non aveva capito.
<< Certo che mi sentivo in colpa. Molto. Più di quanto tu possa immaginare >>.
<< Ma… cosa stai dicendo? Non capisco >>.
<< Bella sono andato dai Volturi perché credevo fossi morta. Sarei andato in Italia anche se non fossi stato il responsabile della tua morte >>, pronunciai l’ultima parola con un sussulto, << anche se non fosse stata colpa mia. Certo , avrei dovuto agire con più cautela e parlarne prima con Alice, anziché prendere per buona la versione di Rose. Ma, sinceramente, cos’altro avrei potuto pensare, quando il ragazzo mi ha risposto che Charlie era al funerale? Quante probabilità c’erano? Probabilità… >>, mormorai distratto. La mia voce era come un sussurro. << Le probabilità sono sempre contro di noi. Un errore dopo l’altro. Non criticherò mai più Romeo >>.
<< Continuo a non capire >>, disse. << Anch’io ne sono convinta. E allora? >>.
<< E allora cosa? >>.
<< Se anche fossi morta davvero? >>.
La fissai a lungo, dubbioso, prima di rispondere. << Non ti ricordi cosa ti ho detto una volta? >>.
<< Ricordo tutto quello che mi hai detto >>.
mi avvicinai ancora di più a lei e le sfiorai il labbro inferiore con la punta del dito.
<< Bella, temo che tu sia vittima di un equivoco >>.
Chiusi gli occhi, scossi la testa avanti e indietro e accennai un sorriso. << Pensavo di averti già spiegato chiaramente. Non sono in grado di vivere se al mondo non ci sei tu, Bella >>.
<< Sono… confusa >>.
Io la fissai dritto negli occhi restando il più sincero possibile.
<< Sono un bravo bugiardo, Bella. Devo esserlo >>.
Bella restò impietrita, con i muscoli contratti. Le diedi uno strattone cercando di scioglierla da quell’insolita posa rigida.
<< Lasciami finire! Sono un bravo bugiardo, ma tu mi hai creduto troppo in fretta. È stato… atroce >>.
Bella restò in silenzio senza battere ciglio. Sembrava decisa ad ascoltare tutto quello che avevo da dirle.
<< Quando ti ho detto addio nella foresta… Non ti saresti arresa. Lo sapevo bene. E non volevo farlo perché sapevo che sarei morto anch’io, ma temevo che, se non ti avessi convinta che non ti amavo più, avresti impiegato ancora più tempo a riprendere una vita normale. Sapevo che, dimostrandoti di averti dimenticata, tu potessi fare altrettanto >>.
<< Un taglio netto >>, mormorò quasi senza muovere le labbra.
<< Esatto. Ma non avrei mai immaginato che sarebbe stato così facile! La consideravo un’impresa quasi impossibile. Ero sicuro che intuissi la verità e mi aspettavo di dover mentire per ore prima di insinuare l’ombra del dubbio dentro di te. Ti ho mentito e ti chiedo scusa… scusa per averti ferita,scusa perché è stato un tentativo inutile. Scusa se non ti ho protetta da ciò che sono. Ho mentito perché volevo salvarti e non ha funzionato. Scusami.
Ma come hai potuto credermi? Dopo che ti ho ripetuto migliaia di volte che ti amavo, com’è stato possibile che una sola parola frantumasse la tua fiducia in me? >>.
Lei non mi rispose. Sembrava sbalordita.
<< Lo vedevo nel tuo sguardo, sembravi sinceramente convinta che non ti volessi più. L’idea più assurda e ridicola… come se io potessi mai trovare il modo di esistere senza avere bisogno di te! >>.
Era ancora impietrita. Le diedi un altro scossone che le fece battere i denti.
<< Bella >>, dissi sospirando. << Davvero, cosa pensavi? >>.
A quel punto scoppiò a piangere. Le lacrime le rigavano il viso. Sembrava una bambina a cui era stato detto che Babbo Natale non esiste.
<< Lo sapevo >>, disse ancora singhiozzando. << Sapevo che era un sogno >>.
<< Sei incredibile >>, dissi facendo una risata nervosa. Mi sentivo irritato. << Cosa devo fare per convincerti? Non stai dormendo e non sei nemmeno morta. Sono qui e ti amo. Ti ho amata sempre e sempre ti amerò. Ho pensato a te,visto il tuo volto nei ricordi, durante ogni minuto di lontananza. Dirti che non ti volevo più è stata una terribile bestemmia >>.
Lei scosse la testa. Le lacrime continuavano a scendere da quegli occhi color cioccolato che avevo rivisto tante volte chiudendo i miei.
<< Non mi credi. Eh? >>, le sussurrai. << Come fai a credere a una bugia e non alla verità? >>.
<< Amarmi non ha mai avuto senso per te >>, disse con la voce ancora spezzata dai singhiozzi. << L’ho sempre saputo >>.
Io serrai le mascelle e la fissai. Visto che i mali erano estremi dovevo ricorrere a estremi rimedi.
<< Ora ti dimostro che sei sveglia >>.
Le presi il viso tra le mani e glielo strinsi, ignorando tutti i suoi inutili tentativi di sfuggire dalla mia presa.
<< No ti prego >>, disse in un sussurro, quasi implorandomi.
Mi fermai con le labbra a mezzo centimetro dalle sue.
<< E perché no? >>.
<< Quando mi risveglierò >>, ero pronto a protestare, ma lei continuò senza considerarmi. << D’accordo, lasciamo perdere. Ora che te ne andrai di nuovo sarà dura da sopportare, anche senza questo bacio >>.
Mi allontanai per fissarla negli occhi. Credeva davvero che me ne sarei andato di nuovo?
<< Ieri,quando ti toccavo, sembravi… incerta, prudente, sebbene sempre la stessa. Ho bisogno di sapere perché. È troppo tardi? Ti ho ferita irreparabilmente? O ti sei davvero lasciata tutto alle spalle, come desideravo? Tutto sommato sarebbe… giusto. Non contesterò la tua decisione. Perciò non temere la mia reazione, ti prego. Dimmi solo se dopo tutto ciò che ti ho fatto puoi ancora amarmi o no. Puoi? >>, le dissi io con quello che rimaneva del mio cuore in mano.
<< Ma che razza di domanda scema è questa? >>.
<< Ti prego rispondi. Per favore >>.
Mi guardò cupa per un istante che mi parve lungo un secolo. << Ciò che provo per te non cambierà mai. Certo che ti amo… e tu non puoi farci niente! >>.
<< Non avevo bisogno di sentire altro >>.
Senza più pensarci mi avvicinai e le nostre labbra si incontrarono. Tutto attorno a me svanì e mi lasciai trasportare da quel vorticare di emozioni. Non fu uno dei soliti baci. Non era uno dei tanti prudenti baci che ci eravamo scambiati. Questo era IL BACIO. Bella lo restituì mentre il ritmo del suo cuore iniziava a essere disordinato e il suo respiro si trasformava in affanno. Le mie mani percorrevano il suo viso come le sue sul mio e nei brevi istanti in cui i nostri visi si staccavano, pronunciavo il suo nome. Quando fu percorsa dai primi brividi io mi spostai leggermente e appoggiai la testa al suo petto e ascoltai il suo cuore.
<< Tra l’altro non ho nessuna intenzione di lasciarti >>, dissi come se niente fosse.
Alzai la testa per incrociare il suo sguardo. << Non vado da nessuna parte. Non senza di te. Ti ho lasciata soltanto perché desideravo darti la possibilità di vivere una vita normale, felice, da essere umano. Mi rendevo conto di cosa significasse starti accanto: farti vivere sempre sul filo del rasoio, allontanandoti dal tuo mondo, costringerti a rischiare la vita in ogni istante che passavo con te. Perciò ho deciso di provare. Dovevo fare qualcosa e la fuga mi sembrava l’unica possibilità. Se non avessi creduto che era meglio per te, non mi sarei mai imposto di andarmene. Sono fin troppo egoista. Soltanto tu eri più importante dei miei capricci… e dei miei desideri. Ciò che desidero, ciò che voglio, è stare con te e so che non avrò mai più la forza di lasciarti. Ho troppe scuse per rimanere… grazie al cielo, sembra proprio che tu non riesca a non cacciarti nei pasticci, neanche se ci sono i chilometri a separarci >>.
<< Non fare promesse >>, sussurrò.
Sentivo la rabbia crescere dentro di me. << Pensi che ti stia mentendo adesso? >>.
<< No… non lo penso >>, disse scuotendo la testa. << Potresti essere sincero… adesso. Ma domani, quando ripenserai a tutti i motivi che già una volta ti hanno convinto ad andartene? O tra un mese, la prossima volta che Jasper cercherà di mordermi? >>.
Io trasalii a quelle parole. Poche, ma forti come lame.
<< Non mi pare che tu abbia meditato molto sulla tua vecchia decisione, no? Finirai per fare ciò che ritieni giusto >>.
<< Non ho tutta la forza che mi attribuisci. Non m’importa più di capire cosa è giusto e cosa sbagliato; sarei tornato comunque. Prima che Rosalie mi desse la notizia, avevo già rinunciato a vivere alla giornata. Una settimana era un’eternità, un’ora una sofferenza. Era soltanto questione di tempo, molto poco tempo, e mi sarei presentato alla tua finestra a implorarti a accettarmi di nuovo. Se non ti dispiace, vorrei provarci ora >>.
Bella fece una smorfia. << Non scherzare, per favore >>.
<< Dico sul serio. Vuoi, per cortesia, sforzarti di ascoltare ciò che dico? Mi lasci spiegare quanto sei importante per me? >>.
In quel momento mi ricordai di quando la vidi per la prima volta. Non nella visione di Alice e neppure nei pensieri di tutti i ragazzi della scuola, ma di quando la vidi realmente.
Mi ricordai come mi sentii, e nella mia testa risentii le parole che dissi a mio padre quando decisi di andare per un po’ a Denali.
Mi ricordai che quando fui li, mi andai a sedere su una panchina in mezzo alla neve e guardando il cielo coperto di stelle, capii che Bella era diversa, che lei non poteva essere come una comune stella.
Lei era molto di più.
<< Prima di te, Bella, la mia vita era una notte senza luna. Molto buia, ma con qualche stella: punti di luce e di razionalità… Poi hai attraversato il cielo come una meteora. All’improvviso, tutto ha preso fuoco: c’era luce, c’era bellezza. Quando sei sparita, anche la meteora è scomparsa dietro l’orizzonte e il buio è tornato. Non era cambiato nulla, ma i miei occhi erano rimasti accecati. Non vedevo più le stelle. Niente aveva più senso >>.
<< Gli occhi si abitueranno >>, mormorò.
<< Questo è il problema: non ci riescono >>.
<< E le tue distrazioni? >>.
Risi anche se non ero affatto di buonumore. << Faceva parte della bugia, amore mio. Non sono mai riuscito a cancellare… l’agonia. Il mio cuore non batteva da quasi novant’anni, ma stavolta è andata diversamente. Non lo sentivo più, al suo posto c’era un vuoto. Come se ti fossi portata via tutto ciò che avevo dentro >>.
<< Curioso >>, borbottò.
Io inarcai un sopracciglio. << Curioso? >>.
<< Volevo dire “strano”… Pensavo fosse successo soltanto a me. Anch’io ho perso parecchi pezzi. Ho passato chissà quanto tempo senza respirare davvero. Anche il mio cuore. Sparito nel nulla >>.
Chiusi gli occhi e posai la testa sul suo petto sentendo che il suo battito stava riassumendo un andamento naturale, ma ancora abbastanza allegro. Bella mi sfiorò i capelli con la sua guancia.
<< Non ti sei distratto nemmeno con la caccia? >>.
<< No >>, dissi sospirando, << quella non è mai stata una distrazione, ma un dovere >>.
<< In che senso? >>.
<< Ecco, benché non considerassi affatto pericolosa Victoria, non intendevo fargliela passere liscia… te l’ho detto, sono stato un vero incapace. L’ho inseguita fino al Texas, ma poi mi sono lasciato ingannare da una pista falsa che portava in Brasile. In realtà, lei era tornata qui >>, dissi contrariato. << E io stavo in un altro continente! E nel frattempo, peggio del mio incubo peggiore… >>.
<< Eri sulle tracce di Victoria? >>, disse alzando il tono di voce.
Charlie continuava a dormire nella stanza affianco senza essere disturbato da noi.
<< Non le ho seguite bene >>, le risposi mentre osservavo confuso la sua espressione. << Ma stavolta farò di meglio. Presto la smetterà di insozzare l’aria con il suo respiro >>.
<< Questo è… fuori discussione >>, disse d’un fiato.
<< E’ troppo tardi per lei. L’altra volta ho perso un’occasione, ma ora basta, non dopo che… >>.
Mi interruppe un’alta volta cercando di sembrare calma. Ma il suo respiro e i battiti del suo cuore dicevano il contrario.
<< Ricorda che hai appena promesso di non andartene. Non credo che ciò sia davvero compatibile con una battuta di caccia in piena regola, sbaglio? >>.
Io mi inombrai e emisi un ringhio soffocato. << Manterrò la promessa, Bella. Ma Victoria >>, e il ringhio si fece più pronunciato,<< morirà. Presto >>.
<< Non facciamoci prendere dalla fretta. Forse non tornerà. Probabilmente il branco di Jake le ha messo paura. Non c’è motivo di andare a cercarla. E poi, ora come ora ho problemi più urgenti >>.
La fissai torvo ma poi annuii. << Hai ragione. I licantropi sono un problema >>.
Bella sbuffò. << Non mi riferisco a Jacob. Ho problemi ben peggiori di un gruppetto di lupi adolescenti pronti a cacciarsi nei pasticci >>.
A quanto pareva Bella non capiva il pericolo che avrebbero potuto provocarle i licantropi. << Davvero? E quale sarebbe il problema più urgente? Cos’è che rende trascurabile ai tuoi occhi la prospettiva del ritorno di Victoria? >>.
<< Parliamo del secondo in ordine di urgenza? >>.
<< D’accordo >>, risposi io sospettoso.
<< C’è qualcun altro che verrà a cercarmi >>.
<< I Volturi sono soltanto secondi? >>.
<< Non mi sembri così sconvolto >>.
<< Bé, abbiamo un sacco di tempo per pensarci. La loro percezione del tempo è molto particolare, diversissima dalla tua, e anche dalla mia. Un loro anno pesa come un tuo giorno. Non mi stupirei se si rifacessero vivi per il tuo trentesimo compleanno >>, aggiunsi scherzando.
Le lacrime iniziarono a gonfiarle gli occhi. << Non devi aver paura. Non permetterò che ti facciano del male >>.
<< Finché ci sei >>.
Presi la sua testa tra le mani e la strinsi, lasciando che i nostri sguardi si fondessero. << Non ti lascerò mai più >>.
<< Ma hai detto trentesimo >>, disse in un sussurro mentre le lacrime le rigavano il viso. << Perciò… vuoi restare e lasciare che io invecchi? Va bene >>.
<< Proprio così. Quali alternative ho? Non posso fare a meno di te, ma non distruggerò la tua anima >>.
<< Ma sei davvero… >>.
La sua domanda non finì. << Si? >>.
<< E quando sarò tanto vecchia che tutti mi scambieranno per tua madre? O tua nonna? >>.
<< Per me non significa nulla >>, dissi mentre asciugavo con dei baci le lacrime che non era riuscita a trattenere. << Ai miei occhi resterai la cosa più bella di tutte. Ovviamente se tu diventassi troppo grande, se tu desiderassi qualcosa di più… lo capirei, Bella. Prometto che non ti sarò mai di intralcio se deciderai di lasciarmi >>.
<< Ti rendi conto che un giorno o l’altro morirò, vero? >>.
<< Ti seguirò appena possibile >>.
<< Questa e davvero… un’assurdità >>.
<< Bella, è l’unica via che mi è rimasta… >>.
<< Facciamo un piccolo passo indietro. Ricordi i Volturi,vero? Non resterò umana per sempre. Mi uccideranno. Anche se non dovessero più pensare a me fino al mio trentesimo compleanno, pensi davvero che possano dimenticare? >>.
<< No >>, risposi lentamente, scuotendo la testa. << Non dimenticheranno. Però… >>.
<< Però? >>.
<< Ho un piano >>.
<< E questo piano >>, disse acida, << questo piano parte dal presupposto che io resterò umana >>.
<< Naturalmente >>, risposi brusco.
Ci guardammo per un minuto in cagnesco.
Bella riprese fiato, alzò le spalle, si tolse di dosso le mie braccia e si sedette.
<< Vuoi che me ne vada? >>, dissi malinconico.
<< No, sono io che me ne vado >>, mi rispose con tono brusco.
Io la guardai perplesso mentre scendeva dal letto e cercava nell’oscurità le sue scarpe.
<< E potrei sapere dove? >>.
<< A casa tua >>, disse continuando a cercare.
Io mi alzai dal letto, raccolsi le scarpe e la raggiunsi. << Eccoti le scarpe. Come pensi di andarci? >>.
<< Con il pick-up >>.
<< Finirai per svegliare Charlie >>.
<< Lo so. Ma, sinceramente, dopo quel che ho combinato mi terrà sotto chiave per settimane. In quali altri guai posso cacciarmi? >>.
<< Nessuno. Ma darà la colpa a me, non a te >>.
<< Se hai un’idea migliore, sono tutta orecchi >>.
<< Resta qui >>, dissi senza riporre molte speranze in quello che dicevo.
<< Nemmeno per idea. Se vuoi, precedimi, fai come se fossi a casa tua >>, disse prendendosi gioco di me avvicinandosi alla porta.
Io la precedetti e le sbarrai la strada.
Bella si girò di scatto verso la finestra. Non era molto alto ma con la sua fortuna sarebbe riuscita a rompersi l’osso del collo.
<< Va bene. Ti do un passaggio >>, dissi prima che facesse un gesto azzardato.
<< Fai come credi. Ma ti consiglio di essere presente >>.
<< E perché mai? >>, le chiesi dubbioso.
<< Perché sei particolarmente testardo e sono sicura che ti sentirai in dovere di esporre la tua opinione >>.
<< A proposito di cosa? >>, chiesi a denti stretti.
<< La questione non riguarda più soltanto te. Sai, non sei il centro dell’universo. Se la tua stupida ostinazione a non volermi trasformare finirà per metterci contro i Volturi, è giusto che a decidere sia la tua famiglia al completo >>.
<< A decidere cosa? >>, dissi scandendo le parole una a una.
<< Della mia mortalità. Voglio metterla ai voti >>.
Giulia